Sto cercando di salvare almeno le mie mani in questa stanza invernale in cui i fogli sono sparsi sul pavimento, e il computer sospeso nell’aria. un’aria assorbita solo dalle mani,
sole ad essiccare come pomodori al sole.
La mia testa legge rivolta all’insù verso il monitor che riproduce testi altrui,
“non ho mai fatto l’amore con la mia città”
non ho mai fatto l’amore neanche con questa stanza. che tra poco crollerà insieme al mio telefono, nel silenzio più assordante.
Ho come un ronzio di sette lettere, in quella testa lì in alto come ciò che vuole raggiungere.
Ci sarebbe anche qualcosa sul fondo,
ma non mi va di raschiare.
se muovessi i piedi, sentirei stridere la carta.
E’ notte. e potrei svegliare il mio coinquilino adolescente.
Se solo questa particolarità, non si pagasse. o si barattasse con l’egoismo.
così sarei soltanto tranquilla.
più dell’apparenza.
Se cercassi di coprirla con John Legend. o soltanto una musica. delle tante
che quella stessa particolarità mi ha donato,
insieme ad un gusto.
per l’estetismo.
troppo sbagliato e superficiale.
E che troppo spesso scotta. come le mie mani immerse nello yogurt.
(racconti) ![]()


